Are you open to change? Motivazione e cambiamento col modello TransTeorico di Prochaska e DiClemente.

In questi giorni sentiamo spesso ripetere questa frase: “Non torneremo alla normalità perchè la normalità era il problema.”

C’è voglia di cambiamento. Ma siamo davvero pronti al cambiamento? E soprattutto che tipo di cambiamento vogliamo per noi stessi e per la società che ci circonda? Ho riflettuto su questo tema andando a riprendere lo studio della Mindfulness e del Modello TransTeorico del Cambiamento di Prochaska e DiClemente, considerato uno dei modelli più utilizzati nella prevenzione e promozione della salute. Questo modello, che a breve analizzerò per voi, ha il pregio di considerare il cambiamento come un processo circolare, spinto dalla consapevolezza e dalla motivazione, che poggia su alcuni principi generali:

  • il cambiamento comportamentale è un processo dinamico che si articola nel tempo, tramite il susseguirsi di stadi;
  • gli stadi sono stabili e aperti;
  • per ogni stadio di propensione al cambiamento sono suggeriti dei principi di modificazione comportamentale;
  • è importante procedere con gradualità.

Cerchiamo di capire di cosa si tratta e di come questo modello può venirci in aiuto per comprendere meglio la fase sociale e individuale che conseguentemente stiamo vivendo a causa del look-down e della emergenza dovuta alla pandemia per il Covid-19.

Attraverso una analisi comparativa che coinvolse oltre 300 approcci psicoterapeutici differenti, James Prochaska* e Carlo Diclemente elaborarono un modello capace di integrarli in maniera sistematica. Nacquero così le basi del Modello TransTeorico del Cambiamento.

La diffusione del modello si deve alla sua capacità di sintetizzare e rendere fruibile per i professionisti sanitari (e non solo) un costrutto complesso come il cambiamento, nel quale la motivazione è concepita come un continuum, anziché come fattore tutto-o-nulla, individuandone con chiarezza i processi, gli stadi e i fattori psicologici coinvolti

La ruota del cambiamento

RuotaCambiamento

Secondo Prochaska e collaboratori il cambiamento è un ciclo (una ruota) che viene percorsa varie volte prima di poter arrivare a una conclusione positiva. Le ricadute sono parte integrante del processo di cambiamento. Solo il 5% delle persone impegnate nell’eliminazione di un comportamento disfunzionale ci riesce al primo tentativo. Tutte le altre percorrono più volte tutta la ruota del cambiamento mediamente almeno 3-4 volte.

Analizziamo le varie fasi della ruota del cambiamento:

1.Pre-contemplazione. È la fase in cui non abbiamo ancora iniziato ad avvertire la necessità di un cambiamento. Non siamo consapevoli del nostro bisogno e del problema. Spesso questo bisogno viene innescato da un evento particolare o da un’esperienza molto forte che lo porta alla luce.

2.Contemplazione. In questa fase abbiamo compreso che necessitiamo di un cambiamento, consapevoli che questo potrebbe essere positivo per noi, anche se ancora non abbiamo la certezza di riuscirvi. In questa fase è importante considerare tutti gli elementi che ci motivano veramente a cambiare.

3.Preparazione. Questa fase è quella in cui iniziamo a preparare il cambiamento. Può richiedere anche un certo periodo di tempo e comportare momenti diversi. Qui si può regredire o procedere verso gli stadi ulteriori. Alcuni momenti che costituiscono questa fase possono essere ad esempio:

• Informare le persone intorno a noi delle nostre intenzioni; • Cercare segni a supporto del nostro bisogno di cambiare; • Valutare ciò che ci circonda e quali sono i cambiamenti da mettere in atto; • Raccogliere le energie e le risorse e le attrezzature che potrebbero servirci; • Valutare i pro e i contro; • Formulare obiettivi specifici positivi;

In questa fase identifichiamo quali sono gli aspetti specifici della nostra vita o della situazione che stiamo vivendo che vogliamo modificare. Non basta però avere delle intenzioni generiche, e necessario essere più precisi. Ciò significa pensare e cogliere gli indizi che ci indicano la necessità di un cambiamento e capire nello specifico cosa possiamo fare per mettere in atto i cambiamenti necessari e modificare i nostri comportamenti. In questo modo è probabile che si passi più facilmente dal pensiero all’azione, quindi alla fase successiva.

4.Azione. In questa fase iniziamo a sostituire un modo di pensare o un’abitudine con un nuovo comportamento, attuando il cambiamento. Le prime fasi rappresentano le più difficili perché sono necessarie alcune settimane affinché il nuovo comportamento si stabilizzi. In questo periodo le vecchie abitudini tentano di prendere nuovamente sopravvento. Possono esserci inoltre tentativi di sabotaggio dei nostri propositi, sia da parte di noi stessi, sia delle persone che abbiamo intorno. La fase di azione richiede tempo ed energie. Non deve essere necessariamente uno stravolgimento completo dei nostri comportamenti, ma può anche essere graduale, attraverso l’attuazione di piccoli cambiamenti, che diventeranno via via sempre più consistenti e importanti.

5.Il mantenimento. Il mantenimento consiste nella prosecuzione della fase di azione. In questo momento del ciclo del cambiamento mantenere i nuovi comportamenti inizia essere più facile perché le vecchie abitudini smettono di riproporsi con forza. Tuttavia, dopo aver ottenuto i primi risultati, il rischio è quello di adagiarsi e quindi di lasciarci tentare dal ritorno a una vita priva di consapevolezza. Il tempo ha effetti deleteri sulla motivazione. E’ importante esserne consapevoli soprattutto quando ci sembra di avercela fatta: cambiare è frutto di una scelta deliberata che occorre rinnovare di continuo. Stabilizzare il cambiamento è la parte più difficile. L’altra minaccia al mantenimento è rappresentata da possibili avversità che potrebbero farci abbandonare la strada che abbiamo intrapreso.

Ricordiamoci che se servono indicativamente dai 3 ai 6 mesi per adottare un nuovo comportamento, in genere sono necessari da 1 a 2 anni affinché questo nuovo comportamento diventi un abitudine.

6.La Ricaduta. In ciascuna delle fasi del ciclo del cambiamento c’è la possibilità di compiere errori e ricadere nelle abitudini nocive del passato. Anche questo fa parte del ciclo del cambiamento. Le ricadute sono normali, non bisogna biasimarsi per questo ma viverle come un’occasione di apprendimento, di ulteriore esercizio dei principi della mindfulness, come l’accettazione, e andare avanti. In questo modo non perderemo determinazione e sicurezza. L’importante è non lasciare che una piccola sconfitta temporanea ci induca ad abbandonare. Siamo consapevoli del fatto che lungo il percorso, un errore o una ricaduta non significa che dovrete riniziare da capo ma semplicemente che prima di avanzare ancora lungo il nostro percorso, dovrete imparare ancora qualcosa dei vostri errori, applicando la mente del principiante. Niente del lavoro fatto è andato perduto.

Per concludere in questo stadio il cambiamento è ormai avvenuto. Agiamo e pensiamo in modo nuovo, abbiamo riconosciuto e sostituito i comportamenti nocivi messi in atto nel passato. Abbiamo imparato a vivere nel presente, a prestare attenzione a ciò che facciamo in modo nuovo.

Il tempo di permanenza individuale negli stadi è variabile; i compiti per passare allo stadio successivo sono invece universali. Ad esempio, per passare dallo stadio di precontemplazione a quello di contemplazione è necessario diventare consapevoli del problema. Ciò ha tre profonde implicazioni: A) La fase più importante non è quella dell’azione, ma tutte le fasi sono ugualmente importanti. B) La ricaduta non è di per sé un segnale di fallimento. C) È necessario essere preparati alle ricadute. Esse sono normali. E’ importante capirlo per ridurne l’impatto.

Per mettere subito il tutto in pratica, potremmo tornare alla nostra domanda iniziale: “Sono pronto al cambiamento?”

Traendo indicazioni dal Modello TransTeorico potremmo dire che: alla decisione/pianificazione di cambiamento, dovrebbe conseguire rapidamente una azione concreta. Tale azione sarà tanto più efficace quanto riuscirà a mirare ad un obiettivo raggiungibile e calibrato alle risorse (ed agli ostacoli al cambiamento) concretamente presenti nella vita della società e delle persone in questo momento. 

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*James O. Prochaska (nato nel 1942) è professore di psicologia e direttore del Cancer Prevention Research Center dell’Università del Rhode Island. È lo sviluppatore principale del Transtheoretical Model of Behavior Change (TTM) a partire dal 1983.

Il Dr. Prochaska ha vinto numerosi premi tra cui quello dei primi cinque autori più citati in psicologia della American Psychology Society, un premio per l’innovazione dalla Robert Wood Johnson Foundation ed è stato il primo psicologo a vincere la medaglia d’onore per la ricerca clinica dalla American Cancer Society . Il Dr. Prochaska è stato recentemente riconosciuto come uno dei tre più importanti psicologi clinici viventi.

Il Dr. Prochaska è il principale ricercatore di oltre 80 milioni di dollari in borse di ricerca per la prevenzione del cancro e di altre malattie croniche. Ha fondato Pro-Change Behavior Systems, Inc. nel 1997.


 

Spero che questo articolo vi abbia aiutato a riflettere sul cambiamento e su ciò che davvero significa attuare un processo di cambiamento.

Commentate qui sotto e sarò felice di leggervi e rispondervi.

 

Autore: Magdajasmine

Architetto d'interni & Real estate agent Mi occupo di consulenza immobiliare, ristrutturazioni e architettura d'interni.

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