Architettura della salute: da luogo di cura a luogo che cura

Non è più solo una questione di medicine, oggi, siamo sempre più attenti al benessere generato dall’ambiente che ci circonda. Che sia il luogo di lavoro o la nostra casa, siamo ormai consapevoli che l’architettura e il buon design può farci sentire meglio, specialmente se pensiamo ai luoghi di cura come Ospedali e Cliniche comprendiamo facilmente come i colori, gli arredi e la disposizione degli spazi possa aiutarci nella guarigione. Infatti la nuova tendenza europea nella progettazione degli spazi di cura si sta muovendo verso dimensioni innovative, e finora trascurate, come l’integrazione di opere d’arte e piante tropicali all’interno delle strutture stesse, la scelta dettagliata del colore delle pareti e della forma degli elementi di arredo oppure l’uso attento della luce naturale. L’ospedale o la Clinica che sia, sempre di più vengono considerati come un luogo che cura sia l’aspetto fisico sia quello emozionale, che molto influenza gli stessi parametri psico-fisici. 

Uno dei limiti della progettazione degli spazi di cura è sempre stato quello di pensare all’aspetto funzionale, giustamente, economico-gestionale delle strutture sanitarie. Viene così trascurata l’analisi dei costi secondari, ovvero i tempi di cura, il malessere cronico, la disaffezione al lavoro routinario degli operatori, che sono conseguenza anche di scelte architettoniche e di complessiva capacità di spazi, forme, materiali e altri elementi di influire sul “benessere” delle persone.

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Nuovi concept per la Clinica del futuro

Un esempio di uso innovativo degli spazi è la Filder Klinik di Stoccarda, all’interno possiamo trovare la presenza di opere d’arte in esposizione, negli spazi d’incontro e nei luoghi di passaggio, caratterizzando il luogo di cura non come spazio del disagio della malattia, ma come ambiente dove la bellezza può essere vissuta e coltivata, poiché anche con la bellezza il nostro organismo si predispone a un processo di salute.

Altro importante elemento che invece accompagna la guarigione del paziente nell’ospedale olandese Isala Klinieken è la natura. L’uso del verde con funzione curativa è evidente negli spazi della struttura dove la presenza di un’ampia vegetazione sub-tropicale, organizzata su più livelli e dislocata praticamente ovunque nella sua parte pubblica, è stata pensata dai progettisti (lo Studio di Architettura Alberts & van Huut di Amsterdam) con un duplice scopo: migliorare la qualità dell’aria interna – regolandone l’umidità e diminuendo la concentrazione di agenti inquinanti presenti al suo interno – ed agevolare il processo di riabilitazione e di recupero dalla malattia da parte dei pazienti. La forma planivolumetrica stessa dell’edificio, basata su percorsi dall’andamento irregolare contrassegnati da spazi dilatati e spazi più contratti, permette all’utente di sperimentare emozioni sempre diverse, anche dal punto di vista cromatico e chiaroscurale grazie alla tecnica delle velature murali e di percepire quindi lo spazio e il proprio corpo in maniera viva e dinamica.

Ecco che quello che prima era un luogo che evocava malattia e sconforto, ora grazie al design ed alla tecnologia si è trasformato in luogo che cura. Ne è un esempio la Clinica di chirurgia plastica sull’isola greca di Rodi nata sulle vecchie ossa di un edificio del 1912 che lo studio architettonico greco DArch Studio ha sapientemente progettato, migliorando l’invecchiamento della bellezza del palazzo senza snaturarlo ma anzi donandole un fascino vintage.

Lo spazio interno è stato rinnovato con sottigliezza in uno spazio contemporaneo e funzionale con tutte le attrezzature necessarie ma senza perdere il suo fascino storico e il suo carattere, preservando ed enfatizzando il nuovo all’interno del vecchio.

Le pareti sono dipinte di bianco per evocare la pulizia della pratica medica, ma vecchie piastrelle nel pavimento con motivi colorati e geometrici sono state conservate mantenendo il loro carattere.

E voi,  come immaginate la clinica del futuro? Avveniristica o dal gusto classico contemporaneo? Termino l’articolo con alcune immagini di concept futuristici e lascio a voi il giudizio.

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